Impianto antincendio: una guida pratica per aziende

29 Apr 2026 | Attualità

Ogni anno strutture non adeguatamente protette pagano il prezzo di una sottovalutazione che è tanto tecnica quanto culturale: l’impianto antincendio viene percepito come un adempimento burocratico anziché come un sistema che, nel momento in cui serve davvero, vale più di qualsiasi investimento fatto in precedenza.

Noi di Lorenzi Group installiamo impianti antincendio da oltre 25 anni, su aziende, enti pubblici, industrie e strutture ricettive. Abbiamo visto la differenza tra un impianto progettato con cura e uno predisposto con meno attenzione. In questa guida spieghiamo quella differenza in modo pratico.

Quali problemi risolve un impianto antincendio 

Un incendio in un edificio non segue un copione prevedibile. Può partire da un cortocircuito in un quadro elettrico non manutenuto, da una scintilla su un pavimento sporco di solventi, da una sigaretta in un locale tecnico. Nei primi minuti è controllabile. Dopo, spesso no.

Un impianto antincendio ben progettato interviene in quei primi 60–90 secondi. Rileva, segnala, attiva le contromisure automaticamente, senza attendere che qualcuno si accorga del problema e chiami i soccorsi.

Un impianto mal progettato, invece, rileva ma non segnala in modo comprensibile o segnala ma con ritardo; oppure attiva i sistemi di spegnimento nella zona sbagliata o si attiva per un falso allarme così spesso che il personale ha imparato a ignorarlo. 

Cos’è un impianto antincendio: un sistema integrato, non una lista di componenti

L’impianto antincendio non è una raccolta di estintori appesi ai muri. È un sistema integrato di rilevazione, allarme, gestione e spegnimento che comprende, nella configurazione completa, questi sottosistemi:

  • Rilevazione automatica degli incendi: sensori di fumo (ottici, ionici, a fascio), sensori di calore (puntiformi, lineari), rilevatori di fiamma, sensori di gas. Collegati a una centrale di allarme incendio che elabora i segnali e discrimina i falsi allarmi.
  • Allarme e segnalazione: sirene, lampeggianti, impianto EVAC per la diffusione di messaggi vocali di evacuazione. Collegamento con la centrale operativa dei Vigili del Fuoco per gli edifici soggetti.
  • Sistemi di contenimento passivo: porte tagliafuoco, compartimentazione, materiali resistenti al fuoco sulle strutture portanti. Non “spengono” l’incendio, ma lo rallentano e lo confinano.
  • Sistemi di estinzione attiva: sprinkler, impianti idranti, sistemi a gas inerti, sistemi a schiuma, water mist. La scelta dipende dal tipo di rischio e dal contesto..
  • Sistemi di evacuazione fumi e calore: evacuatori naturali (ENFC) o forzati che limitano la propagazione del fumo negli spazi di esodo, riducendo il rischio di intossicazione durante l’evacuazione.

Tutti questi sottosistemi devono essere progettati come un insieme coerente, non come aggiunte sequenziali. La centrale di allarme deve comunicare con l’impianto di diffusione sonora, che deve coordinarsi con le porte tagliafuoco motorizzate, che devono aprirsi nel senso corretto rispetto ai percorsi di esodo. Questa coerenza si ottiene solo con una progettazione unitaria.

Quando l’impianto antincendio è obbligatorio: la mappa degli obblighi

Dal 25 settembre 2022, con l’entrata in vigore del D.M. 1 settembre 2021, l’obbligo di dotarsi di misure antincendio adeguate si applica a tutte le attività produttive con almeno un lavoratore. Ma l’obbligo del Certificato di Prevenzione Incendi (CPI) — il documento rilasciato dai Vigili del Fuoco dopo verifica dell’impianto — riguarda le attività elencate nel DPR 151/2011, classificate in tre categorie (A, B, C) per complessità crescente del rischio.

Le categorie principali soggette a CPI includono:

  • Stabilimenti industriali e artigianali con quantitativi di materiali infiammabili sopra soglia
  • Depositi di liquidi e gas infiammabili o combustibili sopra determinate capacità
  • Edifici civili con altezza antincendio superiore a 24 m
  • Strutture ricettive con più di 25 posti letto
  • Locali di pubblico spettacolo e intrattenimento con capienza superiore a 100 persone
  • Scuole con più di 100 presenze simultanee
  • Ospedali, case di cura e strutture sanitarie
  • Centri commerciali con superficie superiore a 400 m²
  • Attività con lavorazione o deposito di materiali combustibili sopra soglia

Per verificare se la propria attività è soggetta a CPI, il riferimento è l’Allegato I del DPR 151/2011.

La normativa antincendio: cosa è cambiato e cosa cambia ancora

Il quadro normativo antincendio italiano è stato attraversato negli ultimi anni da un aggiornamento profondo. Il Codice di Prevenzione Incendi (D.M. 3 agosto 2015), aggiornato progressivamente, ha introdotto un approccio prestazionale che sostituisce i vecchi decreti prescrittivi settoriali: non prescrive soluzioni specifiche, ma definisce i livelli di prestazione da raggiungere, lasciando al progettista la flessibilità tecnica per arrivarci.

Alcune scadenze rilevanti ancora attive, scadute da poco:

  • Scuole: obbligo di adeguamento prorogato al 31 dicembre 2027, con misure gestionali di mitigazione da attivare nel periodo transitorio
  • Alberghi con più di 25 posti letto: scadenza al 31 dicembre 2026 per l’adeguamento completo; entro il 31 dicembre 2025 era richiesta la SCIA parziale con almeno 8 requisiti tecnici rispettati su 10
  • Affitti brevi: dal 2025 obbligo di estintori anche negli appartamenti destinati a locazioni brevi

La norma tecnica di riferimento per la rilevazione incendi è la UNI 9795:2021, integrata con il Capitolo S.7 del Codice di Prevenzione Incendi. Per la manutenzione degli impianti, le norme UNI 11224 e UNI EN 12845 (per gli sprinkler) definiscono le cadenze e le modalità dei controlli obbligatori.

Come si progetta un impianto antincendio a norma: le fasi obbligatorie

La progettazione di un impianto antincendio non è un’attività che si improvvisa. Il progettista deve essere un tecnico abilitato ai sensi del D.Lgs. 139/2006 e si assume la piena responsabilità della conformità del progetto — responsabilità che in caso di incidente con danni a persone può tradursi in conseguenze penali.

Il processo solitamente si articola in fasi sequenziali che non possono essere compresse senza compromettere la qualità del risultato.

Valutazione del rischio incendio: Analisi dell’edificio per destinazione d’uso, occupanti, materiali presenti, compartimentazione esistente, vie di esodo, probabilità e conseguenze di un incendio. Questa fase determina il profilo di rischio e le misure minime di protezione richieste.

Classificazione dell’attività: Verifica della categoria di appartenenza (DPR 151/2011) e delle norme specifiche applicabili. Per le attività in categoria B e C, il progetto deve essere approvato dal Comando VVF preventivamente all’inizio dei lavori.

Progettazione esecutiva: Schema degli impianti di rilevazione e spegnimento, calcoli idraulici (per gli impianti ad acqua), posizionamento dei componenti, lay-out delle vie di esodo, specifiche tecniche di tutti i componenti. Il progetto deve rispettare le norme tecniche vigenti e produrre un documento completo per l’istruttoria VVF.

Installazione certificata: Solo personale qualificato e attrezzature certificate. La Dichiarazione di Conformità degli impianti (ex Legge 46/90, oggi D.M. 37/2008) è il documento che attesta la conformità dell’installazione.

Collaudo e SCIA antincendio: Il collaudo funzionale verifica che l’impianto risponda alle specifiche di progetto. La SCIA antincendio viene presentata al Comando VVF per le attività in categoria A; le categorie B e C richiedono invece il Certificato di Prevenzione Incendi previo sopralluogo dei Vigili del Fuoco.

Registro dei controlli e manutenzione: Il registro antincendio deve essere compilato e aggiornato a ogni intervento di manutenzione, verifica o modifica. Le frequenze minime di controllo sono definite dalla normativa di prodotto specifica per ogni componente.

L’integrazione con gli altri sistemi di sicurezza dell’edificio

Nella nostra esperienza di impiantisti con competenza trasversale, un impianto antincendio isolato dal resto è sempre meno efficace di uno integrato. I sistemi che lavorano meglio insieme al rilevamento incendi sono:

Il sistema EVAC che attiva automaticamente i messaggi di evacuazione non appena la centrale antincendio rileva il superamento delle soglie. Nei nostri progetti lo colleghiamo sempre alla centrale antincendio via protocollo certificato, non con cablaggio artigianale.

I sistemi di videosorveglianza che permettono di verificare visivamente la zona di allarme prima di attivare l’evacuazione o di guidare i soccorritori verso il punto di innesco. L’integrazione con la nostra piattaforma di gestione della sicurezza e videosorveglianza permette di gestire tutto da un’unica interfaccia.

Gli impianti elettrici industriali che, in caso di allarme incendio, possono essere configurati per lo sgancio automatico dell’alimentazione alle zone a rischio, riducendo il rischio di propagazione da cortocircuito.

Grazie alla nostra struttura da general contractor, progettiamo e installiamo tutti questi sistemi come unico interlocutore tecnico, garantendo coerenza progettuale e un unico punto di responsabilità.

Perché scegliere Lorenzi Group per il tuo impianto antincendio

Siamo attivi dal 1997 nella progettazione e installazione di impianti avanzati per aziende pubbliche e private. Il nostro ufficio tecnico è composto da consulenti certificati che seguono ogni progetto dalla valutazione del rischio alla messa in servizio, dalla documentazione per il CPI alla manutenzione programmata nel tempo.

Ogni impianto che realizziamo nasce da un sopralluogo reale sull’edificio, con le sue criticità specifiche, i suoi vincoli di spazio e le sue esigenze operative.

Richiedi una consulenza tecnica e valutiamo insieme il livello di protezione adatto alla tua struttura.

FAQ – Domande frequenti su un impianto antincendio


L’impianto antincendio è obbligatorio anche per i piccoli uffici?

Sì. Dal 25 settembre 2022 tutte le attività con almeno un lavoratore sono soggette all’obbligo di misure antincendio adeguate. Il livello minimo dipende dalla valutazione del rischio, che deve essere eseguita e documentata.


Chi firma il progetto antincendio?

Il progetto deve essere firmato da un tecnico abilitato ai sensi del D.Lgs. 139/2006 (ingegnere, architetto o geometra iscritto all’albo con abilitazione antincendio). Il progettista si assume la responsabilità tecnica e legale della conformità.


Ogni quanto va revisionato un impianto antincendio?

Le frequenze dipendono dalla tipologia di componente: gli estintori vanno controllati ogni 6 mesi; i sistemi di rilevazione incendi ogni 6 mesi–1 anno; gli impianti sprinkler richiedono controlli settimanali, mensili, semestrali e annuali secondo UNI EN 12845. Il registro antincendio deve documentare ogni intervento.


Cos’è la SCIA antincendio e quando serve?

La SCIA (Segnalazione Certificata di Inizio Attività) antincendio è il documento che deve essere presentato al Comando VVF per le attività in categoria A del DPR 151/2011 prima dell’inizio dell’attività. Per le categorie B e C è invece necessario il CPI rilasciato dai Vigili del Fuoco dopo sopralluogo.


Cosa succede se durante un controllo VVF l’impianto risulta non conforme?

I Vigili del Fuoco possono prescrivere interventi con scadenze definite, sospendere l’attività, o — nei casi più gravi — effettuare denuncia penale. Le sanzioni amministrative sono previste dal D.Lgs. 139/2006 e possono essere significative.

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